Attacchi d'arte pubblicitaria

L'Eccellenza della L'Oreal
Giovedì 24 maggio ho partecipato al Job meeting, dove le aziende incontrano i laureandi e i neo laureati, in un workshop abbiamo conosciuto meglio la L'Oreal. Azienda Leader nella cosmesi, azienda Leader nei profumi, azienda Leader nella cura dei capelli, insomma azienda Leader!
Durante la presentazione dell'azienda fatta da parte di uno dei nuovi giovani di talento dell'azienda stessa, è stato mandato un filmato in cui erano racchiusi tutti gli spot pubblicitari in pillole, una domanda è sorta spontaneamente: "Ma se è Leader nel suo settore perchè ha ancora queste pubblicità di stile vecchissimo, con testimonial-modelle a cui nessuna donna può arrivare, come fa ad avere una Eccellenza nel mercato con una promozione(con i tempi che corrono) del tutto scadente?"
Evidentemente la promozione non è un punto fondamentale per lo sviluppo, se no ci sarebbe stata una nuova creazione di spot innovativi. Gli Spot seguono tutti uno standard ben preciso:
la testimonial di turno, da Claudia Schiffer a Natalie Imbruglia, da Milla Jovovich a Laetitia Casta, che presenta il prodotto in una ambientazione futurista in grafica tridimenzionale, con colori brillanti che richiamano la vita modaiola e cinematografica americana, dal rosa all'azzurro al giallo,per indicare l'innovazione del prodotto nel colore, se si parla di rossetto o di tinte per capelli, nello style che dà il prodotto, se si parla di gel o di mascara. L'idea iniziale è quella del rendere accessibile a tutte e tutti i prodotti di cosmetica, evidenza data anche dal posizionamento dei prodoti sul mercato per lo più costi medi collocati in supermercati, ma la promozione gioca sul fatto che tutti possono diventare come le testimonial con i prodotti L'Oreal "perchè io valgo". Ma al tempo stesso questo claim fa cadere il senso delle parole sulla qualità, qualità che mano a mano viene sempre di più a personalizzarsi per ogni tipo di esigenza, quindi venne trasformato, poi, in "perchè voi valete", se no si rischiava una completa dimenticanza del target femminile globale che in realtà è la stragrande maggioranza.
La società cambia,si sa, (penso di parlare a nome del genere femminile) siamo un po' stanche di vedere le bellocce very important people che portano make up che dovrei mettere io in viso, assicurando che sia davvero incredibile rendendoti una altra persona, sexy, affascinante, che può avere tutto. Perchè invece non usare gente comune che si potrebbe incontrare per strada, riducendo al minimo ritocchi grafici e rendendo il tutto più trasparente.E magari migliori ancora di più la qualità dei prodotti, che avendo una produzione talmente vasta si rischia di tralasciare la qualità, anche perchè se poi i risultati non sono quelli televisivi naturalmente si crea solo una illusione e una seguente delusione, più chiarezza e trasparenza e meno supposizioni di eccellenza. Anche perchè come fai a spiegare dopo aver visto lo spot del mascara che quintuplica le ciglia,che in reltà sono tutte aggiunte in grafica o addirittura ciglia finte?
Comunque quest'apparenza latente(ironica) si rispecchia decisamente anche nei percorsi professionali nell'azienda, che dà possibilità di entrare e far parte della grande famiglia, ma la selezione è prepotente e soltanto i talentuosi (110 e lode in su)con entusiasmo e soprattutto che diano eccellenza all'azienda, aumentando il consumismo, riescono solo ad arrivare al traguardo dello stage, e per il lavoro? Sì un bel punto interrogativo.
Nei sogni e nelle situazioni irreali in 3D anche noi valiamo.
Chi Ha Sete di Vita?
Hai sete di vita e basta? Certo che in questi giorni con il caldo che fa sarebbe proprio necessaria un po' di Aquarius.Direttamente dall'acquario di Hair presentiamo l'acqua con il valore aggiunto, che rimineralizza non solo il corpo, ma soprattutto la vita, fornendola di gioia ed emozione. La vita quotidiana con il suo tran tran veloce ti consuma? Ecco l'acqua che fa per voi...
Uscita nel 2006 con uno spot tutto scelto dai consumatori su Internet, Aquarius si presenta come una bevanda non gassata, della Coca Cola Company, ha un gusto al limone particolarmente rinfrescante, che si rivolge ad un target adulto che ha una vita particolarmente attiva.
Dopo circa un anno dalla scelta dello spot tutto anni 80 da parte dei consumatori, la bevanda non ha avuto particolare successo. Da quanto si vede dallo spot, decisamente gioioso e vitale rispetto all'immagine data dal lavoratore in carriera distrutto dal lavoro, un ciccione(possiamo definirlo così) che esce come venere dalla conchiglia sull'acqua, contrapposto al magrolino e smunto uomo in carriera, pensa a ridare freschezza alla sua vita, con una parrucca e un vestitino tutto romano alla quelli di Hair, ti invita ad entrare nell'acquario dove c'è un po' di tutto; dai pinguini ai marinaretti danzanti come gli Umpa Lumpa di Willy Wonka, alle giganti piovre che ti prendono e ti portano con loro nella conchiglia Aquarius e allora riprendi vita, basta avere sete, sete e basta.
Aquarius si presenta “vestito” di un packaging particolarmente innovativo, con una bottiglia dal design moderno e dalle linee essenziali, che unisce all’aspetto estetico l’ergonomicità d’impugnatura. Ma guardandola da fuori dà l'impressione di essere una acqua impura con qualche residuo(come direbbe un chimico), poi è estremamente dolce. Sicuramente reintegra i sali minerali e allevia la sete, ma credo che abbia avuto molto più successo la campagna pubblicitaria che la bevanda in sè, sorella del Gatorade, quindi di un prodotto già presente. Se l'intento fosse stato quello di spostare una nicchia di mercato dalla Gatorade, e prodotti simili, all'Aquarius non so quanta efficacia possa aver avuto dato che il prodotto ancora non è conosciuto molto. Ritorna quindi sugli schermi in questa stagione estiva e alla fine dello spot effettivamente un po' dissetato ti senti, sarà il rumore dell'acqua...?
Lillo & Greg fanno Crik o fanno Crok?
Sull'altro fronte per la Ica Foods è uscito il 10 Aprile il nuovo spot delle Crik Crok, i protagonisti sono il Dottor Jennifer e il Dottor Krunz, rispettivamente Lillo & Greg, cercano di risolvere problemi di tipo esistenziale puntando tutto sulle patatine.
I due Dottori, immersi in quello che sembra un laboratorio con alte strumentazioni tecnologiche, dopo essersi presi i meriti della creazione delle terra, del cielo, della luce e del mare, se la devono vedere con un enigma irrisolvibile da anni: "Fanno Crik o fanno Crok?" cosa? Ma naturalmente le patatine il cui tormentone crik o crok ci tortura da talmente tanto tempo che attaccherà le menti anche di almeno tre nostre generazioni future.
Il claim "Crik o Crok" dell'azienda riprende il suono delle patatine che fanno appenna morse e viene in questo simpatico spot svecchiato. La prima percezione della pubblicità dava adito ad un non sense confusionale dato dalla costruzione dello spot stesso in un contesto di apparenza che si rivela non reale. Infatti i due personaggi interagiscono in un luogo che all'inizo può sembrare un laboratorio, ma in realtà alla fine si scopre, dall'arrivo di un infermiere, che è un manicomio. Il gioco dell'apparire piuttosto che essere, non si conclude con la sorpresa del manicomio, ma bensì dalla frase ambigua del Dottor Krunz "questo posto è diventato un manicomio!"
I colori sono chiari e avvolgono tutto l'ambiente, la stanza ha un'aria pulita e limpida, spiccano i colori rossi e gialli delle confezioni delle patatine e dei puff, direi molto accattivanti, tutto questo dà un senso di trasparenza direttamente alle Crik Crok e all'azienda. A differenza dell'Amica Chips,invece, il cui senso di trasparenza e qualità è indotto dal sacchetto trasparente, che perde di attrattività, e dalla continua insistenza di qualità del prodotto. Per le Crik Crok non ce n'è bisogno, infatti non c'è un' insistenza particolare nè sul gusto nè sull'immagine del prodotto le cui caratteristiche sono tutte racchiuse nel "fanno Crik o fanno Crok?" Credo che neanche Lillo & Greg siano riusciti a risolvere l'enigma ("che si chiamino puff perchè spariscono?") e chissà forse sono diventati pazzi proprio per questo.
E per voi Crik o Crok?
Quelli che ... il doppio senso è di casa
Chi può dimenticare uno spot come questo?
Dopo essere stato censurato, dato che si basava interamente su doppi sensi direttamente espliciti, il Re dell' Amica Chips ci riprova. Questo spot è chiaramente basato sull'associazione del ruolo particolare dell'attore Rocco Siffredi con le patatine in busta, è uno spot del tutto provocatorio e fa risaltare il prodotto dando una immagine fuorviante del prodotto stesso, ma all'interno della campagna pubblicitaria molto efficace, anche perchè è del tutto in linea con la mission dell'azienda. Infatti Amica Chips ha l'ambizione di diventare un punto di riferimento nel panorama degli snacks in Italia, un tutto e subito rapido ed indolore e come realizzare questo nel minor tempo possibile...?Usando una associazione mentale che è presente nella società di oggi, che però è un tabù nel linguaggio corrente formale.
Non si è fatta, quindi , aspettare la censura, eppure lo spot era piaciuto particolarmente per questo suo taglio trasgressivo in cui si dice l'indicibile con molta tranquillità, inserendo quel pizzico di erotismo e di attrazione che crea una dicotomia tra il contenuto del messaggio espresso dall'attore e il prodotto.
Dato il clamore però l'azienda ha deciso di far scegliere a noi utenti-spettatori, per quello che sarebbe stato il nuovo spot, il nuovo volto di Amica Chips, quindi si è votato sul sito il protagonista che ora gira in tutti canali televisivi.
Quelli della patatina della Leo Burnett hanno colpito ancora. In realtà Omar Monti, che rappresenta l'uomo con meno doti(qui forse il doppio senso ce lo mettiamo noi) soprattutto fisicamente, abbassa così di molto il livello del messaggio, cioè tutti possono avere Amica Chips. Ma quando si scopre che in realtà è ancora Rocco Siffredi che fa di tutto per Amica Chips ritorna il messaggio trasgressivo iniziale, distogliendo l'attenzione dalla qualità del prodotto, che ora equivale alla qualità di chi presenta il prodotto e dei suoi gusti che si possono nettamente intuire, sia da gesti ricorrenti (bacio del prodotto, assaggio del prodotto) sia dalle espressioni facciali. Certo questo spot smorza molto i toni del precedente ed è ulteriormente ironico senza cadere troppo nello spinto, ma nella promozione del prodotto l'azienda ha scelto anche un altro taglio, direi che è stata trasversale in questo.
Oltre a giocare sull'ironia e sull'ambiguità, nelle telepromozioni per Striscia la Notizia e Passaparola(nella sezione comunicazione), ha presentato le sue patatine in busta prevalentemente sotto l'aspetto della qualità effettiva e del divertimento, personificando con due attori Amica e Chips con abiti buffi per coinvolgere anche i bambini. Da quest'altra rete comunicativa emerge il valore che l'azienda vuole trasmettere: Amica Chips è sinonimo di trasparenza data dal suo packaging, il suo sacchetto trasparente; di qualità in quanto il prodotto subisce controlli in tutte le fasi di produzione ed è dotata di certificazione di qualità Iso.
La campagna pubblicitaria toccherà tutti i media; dalla tv alla radio, ai giornali e naturalmente su internet attraverso il sito molto colorato e allegro, dà un senso di brio e di giovane, viene sottolineata la storia, la struttura e l'evoluzione dell'azienda, proprio per far conoscere bene, anche attraverso le foto (a volte simpatiche), la solidità e la limpidezza dell'azienda.
E ora sta a voi: sareste consumatori di Amica Chips?
Technorati Tag amica chips, amica, patatine, leo burnett, azienda
La Direttora
Siamo giunti nella fase avanzata del progetto BlogLab, dopo l'incontro dell'11 maggio c'è da dire che c'è ancora tantissimo lavoro da fare.
Voglio ringraziare la mia Fellow Titti Zingone, che da quando mi è stata assegnata si impegna con molta motivazione in questo lavoro e mi ha saputo dare e continua a darmi moltissi consigli e suggerimenti fondamentali e importantissimi per la realizzazione del blog, per me è una spinta notevole. La ringrazio anche di avermi nominato in uno dei suoi post nel suo blog Marketing Park una boccata d'aria pura nel sempre più fumoso e caotico mondo del marketing, spero che continui a darmi sempre le sue fresche 'dritte' anche dopo la fine di questo progetto, anche perchè mi impegnerò affinchè il blog non cada nel dimenticatoio.
Di certo non mi scordo dei professori Stefano Epifani e Antonio Sofi e tutti quelli che ci stanno assistendo anche attraverso il forum.
Breve ma importante , però ora si riprende a lavorare... Idee??? Scherzo!!
IL Manifesto di Più Famiglia per il Family Day
Oggi si svolge il Family Day, non vogliamo affrontare nè discorsi politici, nè sociali, nè tantomeno morali, ma vogliamo analizzare il manifesto realizzato per promuovere l'evento, che è decisamente sostenuto da moltissime associazioni cattoliche, di volontariato, culturali, sanitarie e per i valori sociali.
Il manifesto è stato affisso in tutte le parrocchie sul territorio nazionale, è molto semplice e chiaro, con colori accesi e variegati per dare l'idea di una famiglia non comune, dare l'idea che il valore della famiglia con tutte le sfaccettature dei singoli membri conta. La data dell'evento emerge alla vista con un colore diverso dalle restanti scritte proprio per essere percepita immediatamente, i colori delle scritte riprendono i colori del logo Più Famiglia. La famiglia è rappresentata da pupazzetti Lego e le due grandi mani, una di donna con la fede in evidenza, una di bambino, che sono nell'atto di costruire la famiglia, infatti danno vita a una famiglia che a sua volta costruisce famiglia nel senso più specifico di valore familiare, di conseguenza costruisce il futuro di tutti noi, dalla nostra vita alla vita sociale comunitaria. Il colore di fondo dà un senso di equilibrio e stabilità e serenità, e gli occhi e i sorrisi degli ometti contribuiscono al senso di tranquillità e gioia, mettendo allegria a chi li osserva.
Soffermiamoci sul logo; ideato dalla Blue Communication Consulting, Più Famiglia vuole rappresentare graficamente la famiglia fondata sull’unione tra un uomo e una donna, aperta all’accoglienza dei figli. Le lettere "P", "i" e "U" e l’apostrofo finale, arricchite da un punto rosa su ognuna di esse, definiscono un’immagine stilizzata di un uomo, di un bimbo e di una donna che sostiene a sua volta un neonato.
Il logo si offre così ad una doppia lettura, lessicale e visiva, resa anche grazie all’utilizzo di differenti colori che lo rendono moderno, accattivante e allegro.
La parola “Più” poggia a sua volta su “famiglia” che costituisce la solida base del logo.
Il pay off “Ciò che è bene per la famiglia è bene per il Paese”, infine, intende esprimere la volontà propositiva del manifesto e ne sintetizza l’obiettivo: promuovere la famiglia fondata sul matrimonio per garantire il futuro dell’Italia, far crescere la coesione sociale e la solidarietà intergenerazionale.
Technorati Tag: famiglia, family day, amore, donne, uomini, bambino, parrocchie, logo, manifesto, società, nazione

IL Remake del Remake del Remake
Siamo nel nuovo millennio, ma la tendenza dell'ultimo momento è fare dei salti temporali notevoli per rivivere un' epoca da cui evidentemente non si riesce ad uscire vivi; i mitici anni 80. Armando Testa riporta in auge la band Jean Pierre e I Sanbittèr per la campagna pubblicitaria del Sanbittèr.
Jean Pierre è l'eroe dei gusti, i gusti sono soggettivi, ma lui risolve tutto con il fresco e frizzante sanbittèr, in un videoclip tutto firmato anni 80 dal sound ai colori , così accesi, dai vestiti alle pettinature, ti invita a trasformare la tua vita in qualcosa di più leggero e allegro, in cui non sarai mai solo e con l'analcolico gusto dell'aperitivo più accattivante del momento riuscirai a vedere le difficoltà della vita in maniera diversa. Basta buttare giù un sanbittèr e oltre ad alleggerirti la vita ti permette di vincere fantastici premi,infatti attraverso le mosse volutamente esagerate dei ballerini della disco music 80 metti da parte i cattivi pensieri e avveri i tuoi desideri. Certo con Sanbittèr C'est plus facile!!(come si può dimenticare ciò che rende inconfondibile l'aperitivo)
Ma il Remake è al cubo perchè oltre a raggiungere il media televisivo la campagna pubblicitaria si insinua sul web e in radio. Sanbittèr nella versione cibernetica ti dà la possibilità di scegliere; ti senti anni 80 il sito si veste magicamente di Ottanta, ti senti anni 60 allora puoi ruotare il tappo cliccare e trasformare tutto in un look molto retrò, Jean Pierre e i suoi amici ti accolgono con calore e gioia per regalarti servizi e informazioni sui concorsi e sui prodotti in grafica davvero accattivante e user friendly. Per semplificare ancora di più la nostra vita quotidiana c'è Radio Sanbittèr una web radio che trasmette 24h su 24 e allieta tutto con musica di tutti i tipi naturalmente comprende anche quella anni 80 e anni 60.
Dopo molti anni di silenzio, ora forse sentiremo al bar o al pub per l'aperitivo, diffusosi ormai ovunque: 'Jean Pierre un Sanbittèr'.
Technorati Tag: sanbittèr, aperitivo, anni 80, anni 60, jean pierre, radio, remake
Con - Turbante D&G... What is wrong?
Un grande orologio grigio-argento, in grande le iniziali D&G, si spacca in due e ci fa entrare nel mondo D&G Time.
Due labbra grandi e carnose ci invitano, ci fanno capire che sarà tutto di nostro gradimento. Infatti siamo nel Time di Dolce & Gabbana, nel loro mondo, nel loro style, con i loro accessori di tendenza possiamo entrare e diventare quello che vogliamo. Con gli orologi D&G siamo marchiati a fuoco e siamo parte della festa da sballo della mondanità, un' attrazione fatale che fa si che l'accessorio abbia vita propria, è il caso di dirlo, sta proprio bene dappertutto e in qualsiasi occasione. Rende estremamente attraenti e sexy, si può avere tutto: sesso, soldi, fama basta avere un orologio D&G che ti rende desiderabile e passionale. Diventa un feticcio più della classica scarpa rossa, feticcio per eccellenza, da cui non si sfugge ed è quello che crea attrazioni e repulsioni tra lui e lei. Ma poi si trasforma in Time è qualcosa che non può stare fermo si deve muovere, deve trasgredire, deve uscire fuori dagli schemi-schermi, così tramite il corpo l'oggetto prende vita e esce fuori cerca di sfuggire allo stesso Tempo. I colori preponderanti sono tutte le tonalità scure, a tratti escono colori sfavillanti,anche con l'aiuto dei flash luminosi, per uscire dalla monotonia noir che poi è tutta la caratteristica della campagna pubblicitaria attuale.
Con gli accessori D&G sei in un altro mondo completamente, tutto intorno è diverso, si vede la realtà con altri occhi, ma è una realtà che vuoi che desideri tu, un mondo fatto di follia di sesso e di trasgressione. Ma è solo con gli occhiali (in quest'altro spot) che puoi trasgredire, senza c'è la dura verità quella di una normalità aberrante in cui nessuno vuole essere classificato. E così lo style di Dolce & Gabbana non vuole essere categorizzato a sua volta, se no sarebbe un oggetto di uso comune che nessuno noterebbe.
L'intimità quasi considerata monotona, viene intrisa di suspense e di magia(altro spot) solo attraverso la collana-orologio, il sigillo d'amore, il simulacro che rappresenta tutto il dono di un amore importante. E' il simbolo dello scambio di regali (genitali maschili-genitali femminili), è la cosa più preziosa che hanno. Riflettendoci può sembrare anche molto ingenuo l'atto dello scambio all'interno degli slip, ma è come svilire un po' una intimità, come voler dire: 'senza D&G non ci si diverte'.
I colori e l'ambientazione dark così intensa diventa culminante nella campagna Dolce Vita, i cui protagonisti sono i due stilisti stessi, che al contrario degli spot rappresenta una realtà del tutto statica e a volte alquanto squallida, tanto da aver dato adito a critiche negative da parte dell'Associazione Orlando e dell'Istituto de la Mujer che si occupa di monitorare la rappresentazione della donna nei media. Le foto sono state criticate aspramente, perchè molto aggressive e violente nei confronti della donna, con una rappresentazione dell'uomo di estrema superiorità e di potere, come se fosse l'unico modo per ammazzare la noia, incitano alla violenza sessuale. A quanto pare sono state ritirate solo in Spagna per il momento. Effettivamente i due stilisti non vanno molto per il sottile, il messaggio sessuale è molto chiaro, l'ambiguità viene inserita ovunque in qualsiasi contesto pseudoreale, a volte dissacratorio, descrivono delle demarcazioni a volte nette di quello che potrebbe essere un essere umano solo se disposto a cedere alle dolci tentazioni gabbaniane, l'essenza umana diventa qualcosa di estremamente fisico e materiale e anche molto superficiale. Non manca per questo il fatto di riuscire ad attirare l'attenzione di qualsiasi tipo di target anche solo per fare un po' di scandalo, cosa decisamente voluta e avolte estremizzata.
Come viene interiorizzato un messaggio così? Provocazione: Guardiamoci un po' intorno.
Technorati Tags amore, dolce, gabbana, time, vita, dark, noir, style, marca, brand
LOCATELLI ha fatto le cose per bene
Sono passata sul blog di Beppe Grillo e ho letto della chiusura della Locatelli di Moretta.
Chi non si ricorda le pubblicità della mozzarella, del formaggino mio con il suo slogan che è rimasto e rimarrà sempre nella mente degli italiani: "Locatelli fa le cose per bene". La situazione è critica, a quanto pare dopo giochi di compra-vendita di marchi e stabilimenti, quello di Cuneo chiuderà, strano perchè solo nel 2005 era in attivo e a quanto pare è uno dei più tecnologicamente avanzati. Per il momento lo stabilimento è in vendita e ancora non si è fatto avanti nessuno, quello che è certo è che se non si fa qualcosa molte persone perderanno il lavoro. Mi associo alla voce di molti : Qualche industriale italiano si faccia avanti, se no da oggi in poi Locatelli non potrà più fare le cose per bene!!!